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Personal branding per imprenditori: come farlo su LinkedIn e non solo

Che LinkedIn sia non solo importante ma addirittura fondamentale per fare personal branding è una cosa che forse saprai già. In molti lo definiscono infatti il business social network per eccellenza e il fatto che sia in costante crescita, anche in Italia (a oggi gli utenti sono 13 milioni), è sicuramente una conferma di quanto questo social sia cresciuto negli anni.

Forse, però, soprattutto se hai un profilo non molto aggiornato o usi LinkedIn solo per controllare i profili altrui, non ti è molto chiaro come usarlo per far conoscere la tua attività di imprenditore e, a cascata, la tua impresa. O magari sei tra coloro che vanno spesso su LinkedIn, leggono i post altrui consigliandogli, rispondono alle richieste di connessione ma non vai molto più in là.

In ogni caso, in questo articolo ti diremo come usarlo al meglio per promuovere se stessi, i propri valori e anche a quali figure ti puoi rivolgere se invece ti dovessi accorgere di non farcela da solo. Ma prima di entrare nel dettaglio di LinkedIn, è giusto procedere per punti e partire “alti” per arrivare a capire come agire concretamente per migliorare il proprio personal branding.

Intanto, sai già di cosa si intende per personal branding? E se ti dicessimo che a questo è strettamente collegata la parola strategia? Vediamo di capirne di più per poi arrivare darti delle dritte pratiche su cosa postare su LinkedIn

Cosa significa personal branding

Se mastichi un po’ l’inglese, avrai già intuito dove stiamo andando a parare, ma il personal branding va molto oltre la traduzione letterale, di “marca personale”.

Volendo dare una definizione ampia e dettagliata, non possiamo che rifarci a Luigi Centenaro, specialista del Personal Branding in Italia e ideatore del Personal Branding Canvas, oltre che autore di diversi libri (di cui troverai uno alla fine di questo articolo).

“Il personal branding è l’arte di costruirsi un nome del proprio settore, è il modo con cui potete promuovervi partendo da ciò che vi rende unici e degni di nota. Consiste nel mettere a punto e nel comunicare la ragione per cui un cliente o un datore di lavoro dovrebbero scegliere proprio voi: un passo decisivo, quindi, per attivare delle opportunità professionali importanti”.

Connessa dunque al personal branding è sicuramente la parola reputazione, online e non, che è come cioè gli altri percepiscono che tu sia e l’immagine che si sono creati di te. Percezione che, come sappiamo, a volte è anche più importante della realtà.

Ecco perché devi lavorare in modo che come ti vedono gli altri non sia differente da chi sei e cosa fai.

Fare personal branding, infatti, non vuol dire limitarsi a postare sui social media, farsi fare una recommendation su Linkedin (quando, cioè, qualcuno che ha lavorato con te dice come si è trovato, in cosa sei particolarmente bravo e quali progetti avete portato avanti). Vuol dire avere una strategia definita prima di affacciarsi sulla Rete, e che vale anche offline. Solo dopo averla delineata si può decidere che tipo di canali presidiare e anche il modo in cui farlo.

Come pianificare una strategia di personal branding

E da che parte inizio? È la domanda che probabilmente ti starai ponendo. Per iniziare a pianificare, bisogna avere chiaro chi si è, quali sono le proprie caratteristiche, in che modo si è già conosciuti, il proprio network ma anche il proprio tipo di clientela.

L’Analisi SWOT

In questa direzione va uno strumento mutuato dal marketing che si chiama Analisi SWOT dove la S sta per strenghts, la W per weakness, la O per opportunities e la T per Threats, minacce. Cosa vuol dire? Che rispetto a un obiettivo fissato (come può essere diventare il punto di riferimento per un determinato settore, autorevole per un campo specifico ecc..) dovrai prendere un foglio di carta da suddividere in 4 quadranti (o rifarti alla versione online dello strumento) e dire quali sono i tuoi:

  • punti di forza
  • debolezze
  • opportunità
  • minacce

In molti casi, visto che sei un imprenditore, vedrai che il tuo racconto coinciderà con l’azienda, in altri no. La cosa fondamentale da sapere è che i punti di forza e debolezza sono interni ossia riguardano te sia come manager che come persona, mentre le opportunità e le minacce riguardano l’esterno, ossia ciò che viene da altri imprenditori, da altre aziende, dal settore di riferimento, dal mercato, dal periodo che stiamo vivendo ecc…

Per farti un esempio, un punto di forza potrebbe essere la capacità di gestire team particolarmente numerosi di contro, un punto di debolezza non essere particolarmente costante nell’aggiornare i profili social media. Questo porta già a un’azione: dovresti usare uno strumento come un calendario editoriale per far sì che tu sia costante. O magari affidare la gestione della presenza online a qualcun altro.

Un’opportunità potrebbe essere l’aumento dell’interesse da parte della gente verso un determinato aspetto del tuo business (per esempio le scarpe da ginnastica su misura), una minaccia il fatto che ci siano diverse aziende che riescono a produrle a costi più bassi. Va da sé che lì devi lavorare sulla comunicazione e in questo potrebbe essere importante fare personal branding su te stesso come imprenditore e produttore di questo prodotto particolare.

Il Personal Branding Canvas

Molto importante per delineare la strategia è anche il Personal Branding Canvas, inventato, come dicevamo su, da Luigi Centenaro che a sua volta è basato sull’approccio Business Model You®, sviluppato da Tim Clark. Si tratta di un modello che racchiude in diversi blocchi il processo di branding da attuare per individuare quella che è la tua promessa di valore (il valore che offri ai tuoi clienti ma anche chi lavora con te) e come svilupparla per ottenere visibilità, rispetto e autorevolezza.

Come puoi vedere dall’esempio, i blocchi che dovrai compilare sono la rappresentazione di punti focali che ti aiuteranno a individuare il modo in cui un brand, e in questo caso una persona, può rivolgersi al proprio pubblico.

Ed è dal pubblico, ossia la parte in alto a destra, che dovresti iniziare il tuo processo per poi proseguire ragionando su di te: le tue competenze, l’identità e così via. Fatto questo, il Personal Branding Canvas presuppone che pensi a come ti differenzi e come comunichi la tua “promessa” (di valore, si intende) pensando al posizionamento e ai concorrenti.

L’ultima parte riguarda il “ROI”, ritorno dell’investimento che risponde alla domanda: sei efficace o stai sprecando risorse? Obiettivo puntato dunque sui risultati e sugli investimenti.

Come e quali contenuti creare se sei un imprenditore

Questi 2 strumenti, ma ce ne potrebbero essere anche altri, servono appunto a farti avere le idee più chiare e a capire come e che tipo di contenuti puoi comunicare.

Se hai chiari i tuoi valori, per esempio, potrai condividere spesso articoli di altri e commentarli in modo che sia evidente il tuo punto di vista e che tu eviti di essere troppo autoreferenziale. Una buona soluzione per fornire un contenuto interessante di altri senza puntare troppo l’obiettivo su di te, ma facendo capire perché lo reputi importante per le persone che ti seguono. Puoi fare questo tramite i social media, come LinkedIn, la pagina Facebook oppure tramite Twitter.

La cosa più importante, alla base di tutto, è che come imprenditore tu abbia compreso che per fare personal branding è necessario creare dei contenuti. Dopodiché, devi decidere le modalità con cui farlo. Puoi per esempio aprire un blog all’interno del tuo sito, ma se non ti fai aiutare da un copywriter, crediamo sia difficile che tu riesca ad aggiornarlo costantemente.

Piuttosto, allora, potresti creare un guest post, ossia un contenuto da ospite, su un blog altrui: di un partner con cui collabori, di un’azienda che fa parte del tuo network o anche di un blogger che tratta temi affini al tuo settore. O ancora scrivere un articolo che venga pubblicato su un giornale online. O tornando al nostro LinkedIn, sfruttare LinkedIn publishing, che è il blog di LinkedIn.

Ti basta, quando sei sullo spazio bianco dell’home page, cliccare su “scrivi un articolo” ed entrare nell’editor di LinkedIn che ti permette di inserire immagini, mettere grassetti, corsivi, fare citazioni come quote e altro ancora, come se fosse un blog. E ha anche una particolarità: qualsiasi articolo scrivi su LinkedIn viene indicizzato su Google oltre a essere visibile sul tuo profilo. Inoltre, puoi vedere quante persone l’hanno letto, di quali aziende e con quale ruolo. Non male, no?

Ma i contenuti non devono per forza essere scritti: se hai una propensione per le immagini e i video brevi, potresti optare per Instagram e scegliere di fare delle stories con una cadenza una volta a settimana su un determinato tema. Pensi che il social non sia adatto al tuo pubblico? Forse non conosci Imen Jane, blogger e influencer che su questo social parla di economia.

Quello che emerge, come vedi, è che il contenuto serve a dare informazione, non a vendere direttamente e che tu abbia chiaro prima a chi ti rivolgi e poi decida che strumenti usare. Inoltre, cerca di mantenere un tuo stile personale: se hai chiaro chi sei e cosa fai, come imprenditore, anche se stai muovendo i primi passi in quello che viene chiamato content marketing, hai sicuramente una tua unicità. Cerca di farla arrivare anche agli altri.

Perché LinkedIn è importante per il personal branding degli imprenditori

In parte l’abbiamo detto sopra: grazie al blog di LinkedIn puoi dire la tua opinione e “fare informazione” senza che tu debba comprare un dominio, aprire un sito e così via.

Ma non solo: il social network è cruciale nell’essere uno strumento che ti permette di promuoverti partendo dai tuoi valori sì, ma facendo vedere anche le tue competenze, le passioni e tanto altro ancora. Questo a partire dalla creazione del tuo profilo.

Ci sono imprenditori che pensano che questa azione non sia necessaria e non si debba prestare particolare cura nella compilazione del profilo perché tanto “non stanno cercando lavoro”. E invece questa considerazione è sbagliata. Il profilo, a partire dal summary – che è il breve testo iniziale che tutti leggono – deve essere curato in ogni sua parte, far capire qual è stato il tuo percorso e anche come lavori.

È quello che ti differenzia e che, quando vieni cercato su Google o su LinkedIn stesso, fornisce le prime informazioni a chi vuole saperne di te perché magari ti ha visto a un evento, ha letto un’intervista o è andato sul sito della tua azienda.

Ecco perché bisogna mettere subito una foto in primo piano (ci sono ancora tantissimi profili che non ce l’hanno) e una foto di copertina che faccia capire in cosa consiste la tua attività professionale.

Come promuoversi su LinkedIn

LinkedIn è poi utilissimo proprio come social media anche se molti pensano non sia così. È fondamentale dunque che tu posti con una certa frequenza contenuti di valore e adatti al tuo target, comprese anche le attività strettamente collegate al tuo business (ma non esagerare per non essere autoreferenziale) ma che allo stesso tempo tu partecipi a cosa fanno gli altri.

Commentando e fornendo il tuo punto di vista, dando ulteriori spunti, consigli, partecipando ai gruppi… Ci vuole tempo, lo sappiamo, ma è tutto proficuo per creare il tuo personal branding.

Più partecipi mostrando cosa sai e cosa fai, più contribuisci a diventare autorevole nel settore che ti interessa.

Inoltre, hai modo, così, di comunicare a chi ti segue quali sono le cose in cui credi e come lavori con le tue persone o i partner.

Quali altri canali sono importanti per un imprenditore?

Oltre a LinkedIn e ai social media in genere, come abbiamo accennato, non trascurare il sito aziendale che è pur sempre la tua casa e puoi gestirlo come meglio desideri. Altro consiglio che ci sentiamo di darti per aumentare il tuo personal branding è di prevedere dei momenti di incontro con il tuo pubblico “diversi”.

Un esempio? I webinar. Organizzare degli appuntamenti in rete in cui tu affronti un determinato argomento può essere un ottimo modo per potenziare il tuo personal branding.

Il webinar può anche durare mezz’ora ed essere gratuito: se tu sei esperto di un determinato argomento vedrai che il pubblico sicuramente parteciparà. In tal senso è per esempio lavora HPE che insieme ai suoi partner organizza vari webinar nell’ambito di HPE Innolab: si parla di sicurezza, di cloud e altri temi che sono legati al contesto in cui opera l’azienda.

Ancora, può essere una buona idea scrivere un e-book su un argomento ben specifico e invitare, tramite una newsletter, gli iscritti a scaricarlo. O realizzare una trasmissione podcast con una certa frequenza.

Sono solo alcuni degli “altri canali” che puoi utilizzare. Quel che conta è che, quando decidi di iniziare a usarne uno, venga aggiornato con costanza. Meglio cominciare con poco e farlo bene che presidiare tutto per una settimana e quella successiva annaspare.

Personal branding manager: quando trovarne uno che possa aiutarti

Per questo, potrebbe esserti utile un personal branding manager, chi cioè si occupa del tuo personal branding. Certo, l’ideale sarebbe che lo facessi tu di persona, ma se ti rendi conto che non riesci in tutto, puoi affidarti a un consulente esterno che ti aiuti nel gestire il tuo marchio personale. Cosa fa questo tipo di consulente?

A partire dagli strumenti che abbiamo detto sopra (o anche altri), ti aiuta a capire chi sei e cosa sai fare, quali sono i tuoi valori, la tua unicità ecc… e stimola a far emergere gli aspetti che vorresti far emergere di te. Ti aiuta a individuare i canali più adatti, le tue personas (il tuo target), a definire gli obiettivi che devi raggiungere e a cercare le soluzioni da adottare di volta in volta. Ti consiglia gli eventi cui partecipare e ti suggerisce come fare networking. Facendoti ovviamente risparmiare molto tempo.

Magari questa figura può servirti solo inizialmente dopodiché potrai muoverti solo.

Libri sul personal branding

Se vuoi approfondire l’argomento, ecco alcuni libri che puoi leggere sul personal branding:

  • Personal branding: promuovere se stessi online per creare nuove opportunità, di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti Hoepli 2013.

Si tratta della seconda edizione di un libro molto chiaro sul tema e c’è appunto quel Centenaro di cui abbiamo già parlato.

  • Fai di te stesso un brand: Personal branding e reputazione online, di Riccardo Scandellari Flaccovio 2017

È il secondo libro sul tema da parte di Scandellari e ci sono molti strumenti utili per fare personal branding.

  • Personal Branding per il manager. 66 modi per diventare una persona influente, indispensabile e incredibilmente contenta del proprio lavoro, di William Arruda e Deb Dib, Hoepli 2014

Un libro che in modo pratico e molto schematico risponde alle esigenze dei manager. A cura di Luigi Centenaro.

  • La mucca viola. Farsi notare (e fare fortuna) in un mondo tutto marrone di Seth Godin, Sperling & Kupfer, 2015

Un classico dei classici del maestro, anzi del guru del marketing, che non dovrebbe mai mancare nella libreria di un manager.

  • Se scrivi fatti leggere. Sperling Tips: L’importanza della riconoscibilità in rete di Domitilla Ferrari, Sperling & Kupfer, 2015

Un libro sulla scrittura e sullo scrivere per gli altri di cui è autore Domitilla Ferrari che dice: “Essere online, scrivere di me e dire la mia sulle cose che conosco mi ha dato un grande vantaggio competitivo”. Uno dei motivi per leggerlo.

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